Analisi Tecnica del Diamante: Parametri di Classificazione Internazionale (4C)
La classificazione di un diamante segue standard mineralogici e ottici precisi, stabiliti a livello globale da istituti come il GIA (Gemological Institute of America). L'analisi qualitativa si basa su quattro parametri misurabili: Cut (Taglio), Carat (Peso), Color (Colore) e Clarity (Purezza).
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1. Cut (Il Taglio): Analisi delle Proporzioni e Rifrazione Ottica
Il taglio non indica la morfologia della gemma (es. rotondo, smeraldo), ma la precisione geometrica delle sue faccette. È l'unico parametro di origine antropica e determina la performance luminosa del minerale.
L'efficienza ottica di un diamante dipende dall'indice di rifrazione e dagli angoli di incidenza della luce:
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Riflessione interna totale: In un taglio con proporzioni ideali, la luce entra dalla tavola, viene riflessa internamente dalle faccette del padiglione e reindirizzata verso l'osservatore.
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Dispersione (Fuoco): La scomposizione della luce bianca nel suo spettro visibile.
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Scintillazione: Il contrasto tra aree illuminate e aree in ombra durante il movimento.
Se il taglio è troppo profondo o troppo piatto, la luce fuoriesce dal padiglione, riducendo drasticamente la brillantezza, come illustrato nel diagramma sottostante.
Schema di rifrazione della luce in base alle proporzioni di taglio:

2. Carat (Il Peso): Massa e Rapporto Volumetrico
Il carato metrico (ct) è l'unità di massa standard per i diamanti.
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1 Carato = 0,200 grammi.
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Il carato è divisibile in 100 "punti" (es. 0,50 ct = 50 punti).
Esiste una correlazione fisica ma non lineare tra il peso in carati e il diametro in millimetri (mm). Poiché il peso specifico del diamante è costante (3,52 g/cm³), l'aumento del diametro segue curve geometriche precise. Ad esempio, un diamante rotondo da 1,00 ct ha un diametro medio di circa 6,5 mm, mentre uno da 2,00 ct misura circa 8,2 mm.
Tabella di conversione tecnica Peso (ct) / Diametro (mm)

3. Color (Il Colore): Assorbimento Spettrale e Composizione Chimica
Nella classificazione dei diamanti della "Serie Cape" (incolore-giallo), il colore è determinato dalla presenza di atomi di azoto all'interno del reticolo cristallino del carbonio. L'azoto assorbe la componente blu dello spettro visibile, restituendo una tinta giallastra.
La scala GIA classifica l'assenza di colore:
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D-F (Colorless): Trasparenza ottica assoluta. Chimicamente puri o con tracce di azoto non rilevabili.
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G-J (Near Colorless): Presenza di colore rilevabile solo da gemmologi esperti in condizioni di luce controllata.
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K-Z (Faint to Light Yellow): Saturazione del colore progressivamente visibile ad occhio nudo.
Scala colorimetrica di riferimento (D-Z):

4. Clarity (La Purezza): Caratteristiche Interne ed Esterne
La purezza valuta l'omogeneità del cristallo. Durante la genesi nel mantello terrestre (a temperature >1000°C e pressioni elevate), il diamante può inglobare altri minerali o subire fratture strutturali.
L'analisi viene effettuata a 10 ingrandimenti (10x). Le caratteristiche si dividono in:
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Inclusioni (Interne): Cristalli, nuvole, piume.
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Segni esterni (Esterne): Graffi, sbeccature naturali.
La classificazione decrescente prevede:
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FL/IF (Flawless): Nessuna caratteristica visibile a 10x.
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VVS1/VVS2: Inclusioni minuscole, difficili da rilevare a 10x.
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VS1/VS2: Inclusioni minori, visibili con sforzo a 10x.
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SI1/SI2: Inclusioni visibili a 10x.
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I1/I2/I3: Inclusioni evidenti che possono influenzare la trasparenza o la durabilità strutturale.
Mappatura delle inclusioni (Plotting):
Certificazione Gemmologica
Per garantire la conformità scientifica di quanto sopra esposto, ogni diamante di investimento o gioielleria deve essere accompagnato da un report gemmologico (es. IGI, GIA, HRD). Questo documento non è una stima di valore, ma una "carta d'identità" tecnica che riporta le misurazioni esatte ottenute tramite strumentazione di laboratorio (spettroscopia, proporziometri, microscopia).

